L'Uomo e lo Scienziato
L’UOMO
"Non nascondo l’affetto e la commozione provata quando ho cercato di richiamare alla memoria e fissare i ricordi e le circostanze vissute in questi anni di frequentazioni, di collaborazione, ma soprattutto di profonda amicizia, ricca di reciproche confidenze e scambi di consigli.
Le Boulch era molto modesto, quindi non propenso a dichiarare e manifestare le sue qualità ed i suoi sentimenti. La fonte cui ho attinto circa i dati professionali che lo riguardano proviene dal suo curriculum vitae, che mi diede quando presentai la mia tesi di laurea “ Problemi e Metodi della Educazione Psicomotoria: La Scuola Francese di Psicomotricità e l’opera di Jean Le Boulch”, ma soprattutto dai frequenti incontri.
Il Prof. Jean Le Boulch nasce il 28 gennaio 1924 a Brest (Francia) in una famiglia modesta di sani principi morali, sociali, culturali e religiosi, come mi è stato dato di conoscere attraverso i colloqui confidenziali che avvenivano la sera, dopo l’attività, in familiari incontri conviviali. Il pensiero di Le Boulch tornava talvolta a scene suggestive ed a vissuti carichi di emozioni della sua infanzia, ricordava per esempio le corse per le scalinate del suo paese, definite da lui vissuti psicomotori oppure i primi rapporti di amicizia presso l’oratorio parrocchiale. Era figlio unico: il padre Pierre lavorava alla Banca di Francia, era stato prigioniero in Germania, nella guerra 1939-1945, la madre lavorava in casa. Finiti gli studi superiori fu ammesso al concorso de l’INSEP di Parigi e nel 1947 venne assunto al CREPS di Dinard. Sempre nel ’47 si sposò e nel 1948 nacque il figlio Giangiacomo, il quale dopo brillanti studi, partito per il Laos in servizio militare, qui morì on tragiche circostanze il giorno dopo il suo arrivo: questo evento fu il suo dolore più grande.
Nel 1955 a Dinard nacque Patrizia, che gli darà quattro nipoti.
Questi particolari familiari li ho citati perché ci restituiscono la dimensione umana di Le Boulch, che mi raccontava anche le osservazioni che faceva sui suoi stessi nipotini. Noi tutti abbiamo potuto apprezzare il suo carattere modesto e tenace, disponibile e riservato, equilibrato, tollerante, che non scendeva mai a compromessi.
A questo punto non possiamo non ricordare qui oggi la persona che per tanti anni ha collaborato con il Prof. Le Boulch, mi riferisco a Madame Renée Essioux, che potremmo definire l’altra dimensione di Le Boulch. Se lui era il teorico, lei ne era la traduzione pratica, sempre precisa. Tutti quelli che l’hanno conosciuta hanno dinnanzi l’entusiasmo, il dinamismo, l’agilità e la grazia con i quali conduceva le sedute, indimenticabili quelle su basi musicali.
Ci hanno entrambi lasciato un grande esempio di reciproco rispetto e stima, di collaborazione, di perfetta integrazione e continuità fra la teoria e la pratica.
L’improvvisa scomparsa di Madame Essioux scosse profondamente Le Boulch, il quale non nascondeva la commozione quando nelle nostre conversazioni si accennava a lei, manifestando così una grande sensibilità ed umanità che facevano da sfondo al rigore e precisione del suo insegnamento."
LO SCIENZIATO
La sua tesi “Les facteurs de la valeur motrice”, analisi sperimentale di alcuni di questi fattori e l’interpretazione da un punto di vista fisiologico segna una scelta ed un impegno definitivo e preciso. Questa solida e ricca formazione in scienze biologiche ed umane costituisce la base su cui imposterà le ricerche successive. Saranno ricerche serie, profonde, ricche di riferimenti, soprattutto collaudate dalla sperimentazione. All’inizio delle sue ricerche si orienta verso il campo della biologia, in particolare della genetica, con risultati allora d’avanguardia, ma al successo scientifico e personale preferisce il rispetto dei principi etici. Avverte infatti il rischio di abusi dei risultati ai quali è pervenuto, sposta allora i suoi interessi e le sue ricerche dalla genetica alla educazione.
Come docente non si limita mai ad una ripetizione fredda, formale e stereotipata delle sue conoscenze. Chi lo segue nel tempo lo trova sempre nuovo, interessante ed avvincente anche quando affronta argomenti già conosciuti. Il suo insegnamento è in perfetto equilibrio tra i principi, le ipotesi scientifiche e la verifica della pratica. Il suo genio, la sua grandezza, risiedono sia nel suo contributo scientifico sia nel suo instancabile magistero, nel suo ruolo di formatore ed educatore di generazioni docenti.
A lui si deve la messa in luce della funzione di aggiustamento, fin dai primi anni quando incaricato dalla Camera di Commercio di Parigi fa ricerche, compie studi, emette ipotesi nell’ambito della fauna marina. La sua opera “Verso una scienza del movimento umano” se da una parte documenta la sintesi dei suoi studi, dall’altra indica la strada, con analisi precise, per chi voglia sviluppare la ricerca e la sperimentazione. Le opere successive non sono altro che approfondimenti di quanto esposto in questa sua opera fondamentale, approfondimenti attenti ai progressi ed alle nuove acquisizione scientifiche. Gli incontri ed gli scambi con i diversi orientamenti culturali si concludevano sempre sulla base di un libero confronto di idee, reagiva soltanto se si voleva travisare il suo pensiero. D’altronde affermava con chiarezza che la psicomotricità in generale non era la panacea per ogni situazione, ma era una possibilità, insieme ad altre, per affrontare problemi educativi, rieducativi e terapeutici. Il suo lavoro, vista la sua esperienza di medico e di educatore, poggia soprattutto sulla conoscenza approfondita degli stadi di sviluppo dell’essere umano, e possiede una duttilità tale da permettere di rispettare le possibilità e le necessità di partenza di ognuno, nonché di far emergere e valorizzare gradatamente le potenzialità, in diversa misura latenti in ciascuno, nel quadro della formazione globale della personalità.
Qui permettetemi non solo di indicare, ma di sottolineare l’esclusività della sua analisi funzionale, il suo approccio alla globalità delle funzioni dell’organismo per facilitarne l’evoluzione in modo sinergico ed armonico.
Molto si parla oggi di psicomotricità, in realtà spesso se si chiede in cosa consista, quali risultati si raggiungano, si ricevono risposte generiche senza un reale riscontro, manca una base scientifica su cui impostare una seria formazione professionale. L’impostazione psicanalitico-psico-sociologica da una parte e quella sintomatico-fisiologico-comportamentista dall’altra continuano a scontrarsi in una sterile dialettica che sfocia poi in scuole diverse e contrapposte, generando disorientamento ed impossibilità di arrivare, senza una solida base scientifica, ad una visione unitaria ed integrata della persona sul piano teorico, e ad un vero approccio globale sul piano pratico, premessa indispensabile per il riconoscimento legale della professione.
Le Boulch è riuscito ad armonizzare nella Psicomotricità Funzionale, che utilizza il movimento associato al linguaggio, i fondamenti scientifici provenienti da Scienze Biologiche, in particolare da Neuroscienze, e Scienze Umane. Essa costituisce un supporto educativo di base per favorire innanzitutto lo sviluppo funzionale, ma può essere utilizzata in modo induttivo a tutte le età. Il suo utilizzo oltre che nel campo educativo, s’impone in campo rieducativo e terapeutico, nelle insufficienze mentali, nell’autismo, nelle psicosi, nei disturbi dell’attenzione, nei deficit motori e nelle disprassie, nei disturbi della organizzazione tonica di origine organica o emozionale, negli handicaps motori.
Ho fatto un sogno circa un mese fa, Le Boulch mi raccomandava di insistere sulla efficacia del movimento anche per favorire e migliorare le funzioni mentali, ricordandomi gli esperimenti fatti su topi, esperimenti nei quali veniva limitato il loro movimento chiudendoli in gabbie insufficienti: questo fatto portava ad una forte diminuzione dell’attività elettro-encefalica.
Vi racconto questo perché negli anni ’70 la tesi di Le Boulch, che aveva già superato il dualismo tra corpo e mente, era fortemente criticata da coloro che, per lo più psicologi, respingevano tout court la stretta connessione tra corpo e mente.
Per quanto poi riguarda il rapporto tra anima e corpo, Le Boulch mi chiarì subito la sua posizione senza compromessi né concessioni, con una scelta onesta ed equilibrata, distinguendo senza separare né escludere il campo scientifico dalla dimensione teologica, evitando in tal modo una sterile strumentalizzazione delle due posizioni, spiritualista e materialista. Ciò non significava un rifiuto della dimensione trascendente, ma un grande rispetto per la libertà, per i valori e le convinzioni altrui. Ho poi sempre apprezzato in questi trent’anni di conoscenza un grande equilibrio nelle sue valutazioni quando si parlava di valori etici, culturali, sociali, politici; le sue conoscenze e competenze poggiavano su un solido fondamento umano e religioso.
Infine un accenno ai valori e nei quali Le Boulch ha creduto e testimoniato.
Prima di tutto la libertà della persona. A chi lo accusava di essere contro i sentimenti a favore della razionalità e della logica, egli rispondeva che soltanto la ricerca della verità rende l’uomo libero. Per questo, seguendo il detto antico “conosci te stesso”, proponeva la visione armonica ed equilibrata dei tre livelli di funzionamento della persona, riflesso-automatico-cosciente, per lui una conoscenza base per costruire un progetto educativo. Ma non trascurava nel contempo l’influenza dei fattori ambientali che traduceva in situazioni adeguate, graduali, con la preoccupazione di non mettere mai le persone di fronte a difficoltà superiori alle loro possibilità onde evitare un esito frustrante se non, addirittura, una “inibizione dell’azione”, come descritto da un altro scienziato francese da lui molto citato, Laborit. Le sue proposte rispecchiavano dunque questi principi: tutti ricordano la discrezione dei suoi interventi, l’ampio spazio lasciato alla iniziativa personale (l’aggiustamento), lo stimolo a creare per non cadere nella stereotipia, l’autovalutazione che proponeva al gruppo o ai singoli alla fine delle sedute. Quando il soggetto falliva, egli andava a sottolineare l’elemento positivo, proponeva la situazione percettiva più adatta perché il soggetto traesse gli elementi significativi (interiorizzazione) per arrivare al successo nella propria azione. Con passione, con tenace volontà e spirito di sacrificio ha cercato di far comprendere il suo messaggio: i suoi frequenti e lunghi viaggi per raggiungere le sedi dove teneva i corsi sono una dimostrazione di coraggio e di instancabile impegno professionale.
Mi auguro che tutto ciò possa costituire forte stimolo ed impegno a continuare a diffondere la sua opera avendo sempre davanti la sua figura come modello per la nostra professione."
Don Enrico Jannitto
Presidente del CIRAP
Centro Internazionale Ricerca Applicazione Psicomotricità - Roma
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